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6luglio2007Avviso
Questo blog appartiene a una persona instabile, lunatica e impulsiva. Perciò, qualsiasi riferimento a persone o cose di vostra conoscenza è puramente casuale.
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Questa sono io, con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. E se non vi piaccio, potete anche andarvene a fanculo.Crediti
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Chiedo scusa per la banalità e per la lunghezza di questo post. E soprattutto per il ritardo, perchè ho dovuto pensarci un po'.
Avrei dovuto scriverlo il 25, quando è morto Jacko. Per tre giorni non ho capito perchè mi dispiacesse. Non è mai stato il mio cantante preferito, mi piace perchè fa ballare tutti, ci fa sentire uniti. Adesso anche Gabi, che non ha mai avuto il suo stesso stile, si chiede che ne sarà dei ballerini dopo di lui, che saranno forse solo improbabili imitazioni.
A me piace ricordarlo così, quando era giovane, nero e innocente e bello. Non credo di aver mai visto un volto più bello del suo, quando ancora era in salute e io non ero nata.
Poi, finalmente, ho capito.
Non dirò banalità, che era il Re della musica pop, che ha posto le basi per il nostro modo di intendere la musica, la tv e tutto il resto. Questo è scontato, e comunque l'hanno detto tutti, il che ne riduce la attendibilità. Prima di lui c'erano stati altri profeti, come Elvis, o come John Lennon. E magari per qualcuno hanno fatto musica anche più bella della sua.
Ma lui era l'ultimo. Con lui è caduto l'ultimo segno della cultura occidentale, lui era l'ultimo grande - che piaccia o no - capace di farci sentire tutti parte di una stessa cultura, di uno stesso modo di intendere la musica, il divertimento, la vita. Ci faceva sentire uniti. Non riesco a pensare a nessun altro che, al giorno d'oggi, abbia una presa anche solo simile a quella che aveva lui su milioni di persone. E' stato un'icona dell'occidentalismo, un'icona che con le sue innovazioni ha rivitalizzato ancora una volta una cultura che comincia da Omero, passa attraverso Voltaire e Duchamp e finisce con lui.
Non c'è più qualcuno capace di unire tutti noi sotto un'unica bandiera, sia essa la musica pop o la televisione o l'arte figurativa o il cinema. Non mi viene in mente un solo nome, e ci sono ancora tanti grandi uomini che lo meriterebbero. Ma, per una ragione o per l'altra, essi non sono capaci di farci sentire parte di un unico mondo.
La cultura occidentale è ora un mondo in dissoluzione, e la morte di Jacko ne è il segno. Sono morti, Elvis e John Lennon. La musica occidentale non ha più i suoi grandi, icone che la simboleggiano e la fanno sentire viva. Si fa strada una frammentazione, una lacerazione della cultura in tante piccole nicchie, grandi nel loro piccolo. Ma pur sempre piccole.
L'essere disuniti, incapaci di sentirci di nuovo parte di una stessa cultura, ma solo di subculture finte come quelle che ci bombardano ogni giorno e che non sono capaci di arrivare al nostro cuore (che è la cosa che conta di più), tutto questo ci distruggerà. E io spero che, da qualche parte negli infiniti altri mondi che il nostro mondo ci offre, stia già nascendo qualcuno in grado di dar vita a un'altra cultura, una cultura dell'umanità come lo è stata la nostra. Altrimenti anche noi, come uomini, moriremo, al culmine di una lenta, dolorosa e orrida metamorfosi.
Proprio come lui.

Riassunto dei pensieri fatti negli ultimi giorni.
Trovo che il concetto di maschera di Pirandello sia un'estrema semplificazione. Essere nessuno poichè si è tanti sarebbe una liberazione meravigliosa. Il problema sta proprio nel fatto che si è tanti, e ugualmente responsabili di tutti.
Sono stufa del relativismo. Il relativismo è affascinante, mette in dubbio religioni, filosofie, valori, interi sistemi culturali. Ma ha corrotto una società che non sa più cos'è giusto e cos'è sbagliato. Queste due categorie non possono essere relativizzate. Metterle in dubbio è una cosa molto pericolosa.
Qualche settimana fa, mi sono trovata a parlare con una mia collega della morte di Petronio e di Seneca. Mi pare che lei li confondesse, dicendo che Seneca sarebbe morto bene. In realtà Seneca è morto in una maniera orrenda, descritta minuziosamente da Tacito. Si tagliò le vene, ma poiché il suo regime di vita vegetariano e rigidissimo aveva reso lo scorrimento del sangue fiacco e lento, dovette prima mettersi in una vasca d'acqua calda per agevolarne la fuoriuscita e poi si tagliò addirittura le vene delle ginocchia. Petronio, raggiunto dall'ordine di Nerone di suicidarsi (capitava, allora), morì a banchetto brindando alla salute dell'imperatore che lo volle morto.
Preferirei morire come Petronio.
Dovrò decidermi a prendermi cura seriamente del blog e a cambiare template, un giorno o l'altro. Ne voglio uno completamente bianco, semplice, vuoto.
Albero della speranza mantieniti saldo.
Un po' di allegria, orsù.

(vignetta di theHand)
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