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6luglio2007Avviso
Questo blog appartiene a una persona instabile, lunatica e impulsiva. Perciò, qualsiasi riferimento a persone o cose di vostra conoscenza è puramente casuale.
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Questa sono io, con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. E se non vi piaccio, potete anche andarvene a fanculo.Crediti
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Insomma, ci siamo. Nel senso che parto domani verso le sei. Starò via più o meno quindici giorni, diciassette se trovo dove svernare. Faccio quello che mi riesce meglio, andarmene, afferrare il niente. Cerco un po' di solitudine per continuare il mio lavoro e per risentire vecchie conoscenze.
Sarebbe insensato cercare di esprimere in questo post tutto il bene che vi voglio. E inoltre sarebbe una gran banalità, visto che mica vado in guerra e fra venti giorni ci vediamo (promesso!).
C'ho riflettuto parecchio e penso che prendere e partire all'improvviso sia la cosa migliore. Una vertigine per scuotersi via il caldo. Mi aspetta il mare, dove finalmente potrò riposarmi un po' e fare ordine nelle mie idee.
Non so se avrò il tempo e la voglia di trovare un internet point dove controllare l'andamento delle onde, se lo trovo ci sentiremo prima. In caso contrario, bè...
Vi mancherò almeno un poco? 
Con questo non m'illudo di fermare l'incendio divampato a proposito degli anni Settanta. Ma ci sono anche cose più importanti nella (mia) vita, quindi parlo.
Io parlo e, per un attimo, voglio lasciare da parte la polemica e gli insulti. Io parlo e, almeno oggi, voglio dire che me ne starò qui a leggere un libro pericoloso per la mia salute mentale.
Ovvio. Ché tu hai ripreso il controllo. Il controllo della mia testa. Come potevo pensare che te ne fossi andato? Sono stata stupida. Le distrazioni di quest'ultima settimana di assestamento ti avevano scacciato perchè, forse, avevo una barriera di impegni sufficientemente spessa per non farti passare. Adesso sono debole perchè domani, bè....lasciamo perdere che è meglio.
Ti rivedo dappertutto. Ma sono tranquilla, dico sul serio. Perchè le tue visite, così improvvise e fulminanti, sono belle. Sei stato una parentesi necessaria. Che non si è ancora chiusa. Ogni volta che penso (temo) che si stia chiudendo tu ritorni più luminoso di prima. O più buio.
Il mio Lucifero privato.
Ho appreso da mia madre che, anni fa, la figlia del nostro vicino di casa si suicidò buttandosi da quello stesso balcone del sesto piano che ogni tanto guardo alzando il naso.
Aveva ventiquattro anni e si chiamava Marisa. Mia madre e lei, da piccole, giocavano insieme. La sua famiglia aveva sempre avuto una vena di disturbi psichici: suo padre, pur facendo l'avvocato, era completamente pazzo. Lui e la moglie litigavano in continuazione; ancora oggi, benché abbiano ottant'anni, qualche volta li sentiamo urlare.
Marisa ci aveva già provato una volta, buttandosi dal balcone interno. Ma i fili degli stendipanni avevano attutito la caduta e l'avevano salvata. Ma alla fine, un bel giorno ci era riuscita. Si era lanciata dal sesto piano, a volo d'angelo, completamente nuda.
Era pazza?
Bè. Erano gli anni settanta. Tutti erano pazzi, anche i ragazzi della migliore società. Tutti si strafacevano di eroina, soprattutto i ragazzi della migliore società. Quasi tutti, prima o poi, finivano per invischiarsi in faccende sporche o peggio.
Tutto il vicinato crede che Marisa si sia buttata perchè si era messa nei guai con qualche storia di eroina. E, a quel tempo, storie di questo tipo potevano essere molto pesanti. Si pensa che fosse tossica. Anche se i genitori hanno sempre sostenuto che fosse pazza. Pazza o tossica, qual è meglio?
Mia madre ha detto una cosa che mi ha colpito molto: "A quell'epoca mi ricordo che si suicidavano in tanti."
A questo punto mi sembra lecita una domanda. Una domanda che mi sono sempre posta ma che ora, nella luce degli occhi di Marisa, bussa sempre più insistentemente alla mia testa.
Quei bei tipi che vorrebbero ridar vita agli anni Settanta, alle rivoluzioni studentesche, all'amore libero, ai gloriosi ideali morti sotto il peso del mondo di oggi, vogliono ridar vita anche a questo?
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