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martedì, 31 gennaio 2006
- 09:26

(Mi scuso per quelli a cui ho detto che nel prossimo post avrei ripubblicato la mia foto, ma alla luce degli ultimi eventi condominiali ho deciso che questo ha la precedenza)

I vicini

I miei vicini di casa sono quasi tutti anziani. Accendono la televisione a tutto volume alle tre del mattino, fumano come ciminiere in ascensore e lasciano le portiere aperte, ma in fondo non fanno niente di male, poverini. E poi noi gggiovani li possiamo fare cinque piani a piedi tutte le mattine.
Fra i vicini, spicca una coppia che vive nel palazzo da una quarantina d'anni, lui avvocato in pensione, lei casalinga: adesso, più che altro, lui sembra un pedofilo e lei una strega. Due vecchi accartocciati, sdentati e (dulcis in fundo) puzzolenti. Chè non si fanno la doccia da quando hanno comprato l'appartamento, secondo me. Quando uno di loro ha preso l'ascensore prima di te, lo capisci immediatamente.
Fin qui, poco male. Al limite si fanno le scale per non sentire la delicata fragranza. Ma come se non bastasse ci si mette il loro cane, ancor più accartocciato e spelacchiato di loro. E soprattutto incontinente.
Ora, finché uno ti profuma l'ascensore o ti fa prendere un colpo se lo incontri per strada, puoi anche sopportare. Ma quando il maledetto cane si mette a segnare il territorio in ascensore, al piano terra e sui tappeti, allora si esagera un po'. Io amo gli animali con tutto il cuore, ma quello andrebbe soppresso all'istante.
Io abito al piano di sotto dei cari vicini, e la mia camera da letto è proprio sotto la loro. Fino a pochi anni fa, a partire dalle cinque del mattino, si cominciavano a sentire urla belluine attraverso i muri. Adesso che probabilmente i due hanno perso la voce, le urla sono state sostituite da inquietanti rumori: martellate, strascichi, colpi, trapani, tappeti sbattuti. Che uno si va a chiedere da dove cavolo la prendono la forza fisica necessaria a fare tutto questo bricolage in casa. Anche adesso mentre scrivo, dal soffitto filtrano terribili rumori confusi. Che il vecchio avvocato sia in realtà Jack the ripper? Non mi stupirebbe.

Adesso, illustrissimi, chiedo il vostro aiuto. C'è qualche norma condominiale che possa supportare le povere vittime di queste inquietanti vicende?
Io aspetto fiduciosa.



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giovedì, 26 gennaio 2006
- 19:15

Io della vita non ho capito un cazzo.

Mi fa specie la gente che pensa di sapere tutto e che, di conseguenza, non fa fatica ad atteggiarsi come Cristo in terra. Mi fanno incazzare quelli che, in virtù di ciò che sanno - o che credono di sapere della vita, si comportano come se gli altri fossero un branco di pecore brucanti ancora in attesa dell'Illuminazione.
Di gente così il mondo è popolato per almeno un terzo, specie se si va a guardare nella categoria dei cinquanta - sessantenni (non ancora in preda all'Alzheimer), e più specificatamente dottori, professori e intellettuali frustrati di varia estrazione. A quasi tutti sarà capitato di incontrare gente di questa risma, quindi la maggior parte di voi sa di che cosa parlo.
La cosa più grave è che questi illuminati professorono si sentono così vicini a Dio da non ascoltare minimamente le opinioni degli altri, spesso considerati meno di una cicca in confronto a LORO. Non dico che alcune (almeno alcune) di queste persone non siano intelligenti, acculturate e persuasive, ma avere queste capacità  e ritenere tutti gli altri non in grado di comprenderle è tutto un altro discorso.
E la cosa peggiore è che non c'è modo di convincerli del fatto che sbagliano atteggiamento: sono così prese dalla propria estasi divina che non ascoltano nemmeno chi rivolge loro la parola.
Il problema non è, nel loro caso, essere intellettuali o intelligenti, ma credere di esserlo più di chiunque altro, il che è anche un ottimo sistema per non assumersi le proprie responsabilità nei confronti di chi è loro sottoposto. Perchè spiegare ai mortali questo o quello? Tanto non capirebbero comunque!
Un simile atteggiamento è talmente arrogante e supponente da far gfirare le palle anche alla Madonna. Anzi, alla Madonna non so, ma a ME di sicuro!
Loro credono di sapere tutto della vita...beati loro. Io della vita non ho capito un cazzo.


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martedì, 24 gennaio 2006
- 20:09

Le aspettative possono essere opprimenti, esagerate, illusorie, influenti.
Fra le aspettative più tremende ci sono quelle che i parenti nutrono nei tuoi confronti.
Facciamo un esempio. Mia madre e mia zia mi vogliono medico a tutti i costi, possibilmente geriatra, e hanno sempre curato con un'attenzione davvero maniacale la mia istruzione scientifica. Mia madre, di per sè, mi vuole sposata ad un uomo ricco e bello, possibilmente quello che mi ha presentato lei stessa. Mio padre non ha mai espresso la sua aspettativa, ma io penso che mi volesse come minimo "filosofa" come lui. Mio zio, che fino a cinque anni fa si aspettava che diventassi una grande musicista, ha avuto il contentino con mio fratello. Mia nonna, pace all'anima sua, voleva che parlassi correntemente il tedesco e che magari lo insegnassi. Mio nonno mi vede già ragioniera o commercialista come mia zia, ma segretamente ha sempre voluto che diventassi giornalista seguendo le sue orme. Mia cugina ammette che scrivo bene ma mi vuole scienziata, possibilmente scienziata biomolecolare.
Tutti questi ameni personaggi, in occasione di feste, celebrazioni, compleanni, battesimi e funerali dicono a voce ferma, magari battendomi una mano sulla spalla: "Non si discute! Ala farà il medico!". Come se l'avessi deciso io.

E' esasperante, soprattutto se tutte le aspettative nutrite nei confronti di diciotto nipoti si condensano nell'unica che sta per decidere del suo futuro, e soprattutto se tutti ritengono che la suddetta nipote abbia capacità e abilità non comuni (). In un primo momento una simile attenzione può fare anche piacere, e magari è conveniente, ma poi finisce col diventare un peso sullo stomaco. Diventi schiavo di quello che la gente si aspetta da te, e questo non è bello.

Col tempo, comunque, impari a non dar peso alle aspettative. Quando tua zia proclama all'assemblea familiare che SICURAMENTE diventerai un geriatra di successo, ti limiti a sorridere compiaciuta all'uditorio, covando dentro di te tutt'altro tipo di progetti. Non necessariamente il classico "segui i tuoi sogni...", chè al giorno d'oggi ci credono soltanto gli illusi e i visionari. Piuttosto un fare buon uso di ciò che hai, e chi meglio di te può sapere ciò che hai, e ancora meglio ciò che sei disposta a dare?
In fondo non t'importa di far contenta gente che probabilmente morirà prima di te. La tua vita è tua, e sei tu quella che la deve vivere, purtroppo. E' facile che, una volta fatto quello che volevi (con esiti incerti, ma non importa) la corte familiare ti guardi con un misto di delusione e sufficienza, ma non sono più loro a decidere per te. Il futuro si gioca d'azzardo, ma la posta devi sceglierla tu. Almeno sarai sicura che, qualunque cosa succeda, hai fatto quello che volevi senza seguire i consigli di nessuno.
O forse gli ordini.



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