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lunedì, 26 giugno 2006
- 13:31

Quella sera, a cena da Ele. Partita dell'Italia sullo schermo. Un paio di persone che discutono del più e del meno. E poi quella signora bruna che dice qualcosa.
Dice che ha incontrato un giovane, sul pianerottolo. Un giovane che usciva dall'ascensore. Un tipo strano, dai capelli biondi. Appena l'ha vista ha richiuso la porta ed è scappato correndo giù per le scale, zoppicando come fosse ferito. 

Alzo la testa. Eri tu.
Perchè tu non lo sai, ma io so quando vieni. So dove sei ogni volta che penso a te, so cosa pensi. Sei il mio fantasma, la mia terra promessa. Tu sei dovunque, mi osservi e mi ami. E io talvolta riesco a vederti, nascosto nell'ombra sotto gli alberi, la sera, con quel tuo cappello nero. Ti vedo e tu sorridi, perchè sai che ti vedo.
Ti sento in ogni luogo dove vado, come se tu ci fossi stato prima di me. O come se ci fossi ancora. Sento il tuo odore, il suono dei tuoi passi silenziosi, la tua risata. E piango. Come ora. Come sempre.  

Quante parole non dette...



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sabato, 17 giugno 2006
- 20:27

Shopping

Certa gente trova che lo shopping sia rilassante. Lo shopping può anche diventare una malattia, perché è quasi troppo piacevole e distoglie dai problemi quotidiani. Ammesso che uno se lo possa permettere, ovviamente, e che abbia tempo libero per farlo.
In tutta la mia vita, più o meno da quando avevo quattro anni, non odio niente come lo shopping. In particolare lo shopping di vestiario, che poi è la forma più comune di shopping. Mi snerva dover scegliere il capo che sta meglio, il cui colore non stona, la cui taglia vada bene, che si possa lavare in lavatrice, che si possa abbinare con i pantaloni comprati il giorno prima...mamma mia! Ma come si fa? Ci vuole una pazienza che va oltre la mia comprensione per divertirsi a fare una cosa simile! Poi forse la colpa è anche mia, visto che non solo sono difficile di gusti ma ho anche un corpo che non si adatta facilmente, per alcune ovvie ragioni (gambe corte, fianchi sottili, spalle piccole, sedere che praticamente non esiste ecc).
E poi, i posti che più odio, anche più delle sale d'aspetto, sono i camerini. Dio, non odio niente come i camerini. Specialmente in estate, quando si muore di caldo, ficcarti in un angolino dove non puoi nemmeno respirare, a provare magliette, jeans, felpe, biancheria; tutte cose che la commessa di turno ti passa attraverso la tendina anche se tu non le hai chieste, domandando ansiosa: questo va bene? e quest'altro? questo ha un colore adorabile, provalo!, e intanto tu non hai nemmeno fatto in tempo a metterti il primo capo. Fra l'altro, io ho un piccolo complesso d'infanzia legato ai camerini: fin da quando ero piccola mia madre, forse in preda al terrore che rimanessi strozzata nelle magliette, si diverte ad aprire di colpo le tendine dei camerini, naturalmente molto prima che io sia riuscita a provarmi alcunché.
Tutti questi fattori, più il nervoso e la stanchezza di passare da un negozio all'altro in cerca della cosa giusta (questo va bene ma costa troppo, questo ha un colore orrendo ma la taglia è giusta, andiamo da un'altra parte, per poi accorgerti che devi tornare indietro a prendere i capi che hai scartato)...dicevo, tutti questi fattori mi hanno portata ad odiare lo shopping. L'unica forma di shopping che mi piace è quello in libreria. Allora sì, che bello...
Peccato che oggigiorno i libri costino quasi più delle magliette firmate.



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lunedì, 12 giugno 2006
- 13:03

Una lunga assenza, questa. Veramente lunga. Al punto che quasi mi stavo abituando alla mia vita senza questo piccolo spazio. Al punto che stamattina, alzandomi, mi sono detta che avrei quasi preferito chiudere per sempre. Ma in fondo non lo pensavo davvero.

Se sono cambiata? No. Se ho trovato serenità? No. Alla fine, mi sono resa conto che non era questo ciò che cercavo. Io cercavo sicurezza. Ma la sicurezza non è per niente facile da trovare, al di fuori di se stessi. Il mondo gira, le persone muoiono. Come quello che è morto dieci giorni fa, un mio amico. Già. Ma in fondo dovevo aspettarmelo. Giugno è il mese dei morti. Con questo siamo a quota tre morti di giugno, nel mio cimitero personale.

Cercavo forza. Sapete, io dico sempre che la mia forza e la mia capacità di affrontare le cose mi vengono dalle persone che amo, da quelli che mi sono sempre accanto. Non è più così. O meglio, non è soltanto così, e questo mi spaventa. Il carico di pene che è dato a ciascuno è proporzionato alla sua forza di sopportarlo, dicono. Oh, bè...il mio sarà pesante quanto il mondo, allora. Se già non lo è. 

Un paio di settimane fa una casa editrice di Bologna mi ha contattato con una proposta editoriale per il mio primo romanzo. Dubito fortemente che accetterò. Ci vogliono troppi soldi, e in famiglia siamo rimasti d'accordo di trovare qualcosa di meglio, dato che la distribuzione non è molto efficiente. E' una cosa importante per me, ma voglio che sia fatta bene. 

Sapete, soltanto uno o due anni fa avevo deciso che mi sarei suicidata se non fosse successo quello che ora è successo. Credo che l'avrei fatto davvero, se le cose poi non fossero imprevedibilmente cambiate, per me e per gli altri, facendomi lasciar perdere del tutto. 

Non lasciatevi ingannare, non sono affatto più tranquilla. Sono come sono, la mia rabbia fa parte di me, è quello che mi permette di lavorare bene. La differenza è che adesso so che non me ne libererò mai, e sono pronta ad accettarlo, tutto qui. Sono pronta ad essere quello che sono.

Maggio, come sempre, è stato un mese massacrante. Sono stanchissima, e non ho ancora finito di faticare. Non sono nemmeno soddisfatta, visto che non ho ancora avuto nessun risultato. Ma sono convinta di aver fatto quello che potevo, e mi basta. E' inutile rovinarsi la vita per risultati che vogliono gli altri, e che per me sono soltanto una parentesi di una vita. Fra l'altro, sono certa di poter ottenere gli stessi identici risultati senza ammazzarmi come ho fatto quest'anno, quindi credo davvero di aver imparato qualcosa. 

Cos'altro? Ah, sì. Ho passato molto tempo a studiare le religioni. Ho progettato per un po' di diventare pagana o buddista, ma poi ho capito che non avrei mai potuto esserlo davvero, come adesso non sono cattolica nè protestante nè ortodossa.

Ecco, questo è tutto. Credo di avervi messi al corrente dei fatti più salienti della mia vita fino ad ora, anche se prevedo che nei prossimi mesi ve ne saranno altri ancora più salienti. In ogni caso, sono felice di essere di nuovo qui. E spero che anche voi sarete di nuovo qui.

 



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