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6luglio2007Avviso
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Questa sono io, con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. E se non vi piaccio, potete anche andarvene a fanculo.Crediti
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Pensieri e ricordi sparsi sugli ultimi quattro giorni
1. Nel momento stesso in cui scegliamo di amare scegliamo di soffrire.
2. L'Amore è pazzo e Dio, se c'è, è un vero stronzo.
3. "A che mi serve guardare le altre, me lo dici, quando c'è già uno spettacolo davanti a me?"
4. Per queste e per tante altre ragioni...oggi sono felice. 
Io col Natale proprio non ci vado d'accordo. Per me il Natale dovrebbe essere in teoria un periodo felice, visto che compio gli anni il giorno dopo, visto che incontro persone che non vedo da tanto tempo e che quest'anno in particolare vedrò mia nipote di quattro mesi. Visto che mi piace, in fondo, fare regali, e che questa volta ne ho fatti solo alle persone che contano per me. Visto che proprio ieri ho ricevuto un meraviglioso regalo di compleanno dalle mie migliori amiche e ho trascorso un pomeriggio splendido.
Immancabilmente, però, a Natale mi succede qualche fatto di merda. Quest'anno non fa eccezione. E allora tornano i ricordi: non potersi sedere alla stessa tavola con lui, non poter più sentire A. suonare il violino, non poter più vedere gli occhi di J sorridere, non poter trascorrere la sera di Natale nel letto di chi vorrei, non poter più cantare per chi amo. E torna la malinconia. E questo miscuglio assurdo di gioia e tristezza mi rende stanca e confusa, in modo che comincio a odiare il Natale anche se quest'anno è mancato del tutto (o quasi) lo stress dei regali. Mi tornano alla mente gli aspetti più orrendi di questo periodo dell'anno: l'ipocrisia, le tuonate di Ruini sul presepe l'albero e il panettone, dover fare i pacchetti e le code ai negozi, gli auguri, eccetera eccetera. Ed ecco che detesto il Natale.
Poi però mi tornano in mente le parole di un suonatore ambulante, ieri sera: io non sono per Natale. Io sono per sempre. E allora mi sento davvero di augurare a tutti, ma proprio a tutti BUON NATALE.

Ho trascorso gran parte della mia infanzia in un istituto privato di suore domenicane, frequentando la scuola elementare con una sola maestra, che ancora, dopo molto tempo, amo come la madre che avrei potuto avere.
L'edificio ha subito, nel tempo, numerose modifiche: un nuovo cortile, porte infrangibili, uscite di sicurezza, un ingresso più grande e un atrio più luminoso. E' più bianco adesso, e c'è un nuovo ascensore che porta alle camere delle suore. Ci sono anche meno suore, più vecchie, più stanche, ma sempre dedite con tutte le loro forze a una sola cosa: l'insegnamento. I tempi sono cambiati, genitori e bambini si rifiutano di apprendere ciò che loro combattono ancora, dopo molto tempo, per insegnare. Ma sempre qualcuno esce di lì grato e devoto più di quanto fosse all'inizio, dopo aver conosciuto il mondo, dove è tanto raro trovare persone come loro.
Entrando nell'atrio, pare ancora di sentire le voci dei bambini sciamanti. Può capitarmi, a volte, di riconoscere la mia stessa voce, in un'età che credevo potesse durare per sempre. E' qui che ho conosciuto il vero lavoro e la vera dedizione, come non le ho mai conosciute, e come non le ho mai più dedicate a nessuno, perchè non ho più trovato nessuno in grado di meritarle.
Tornando qui, mi assale una grande tristezza. Il mondo è cambiato, io sono cambiata. Ho sviluppato un'avversione viscerale per quella che oggi ci spacciano per religione e vera fede. Quei valori in cui, quando ero bambina, qualcuno mi ha spinto a credere con tutte le mie forze. Valori che non ho più.
Quel luogo è come dovrebbe essere ogni scuola. Quelle povere donne che ancora oggi combattono per insegnare a credere nel lavoro dovrebbero aumentare, non invecchiare e morire, estinguersi come una razza pregiata.
Mi manca quell'infanzia fedele che non ho più avuto. Mi manca quella maestra elementare che è riuscita, non so come, a insegnarmi tutto quello che ancora so. Le sue sono le uniche lezioni che ricordo. La sua è l'unica dedizione che ricordo.
Le donne come lei, ormai poche, continuano a insegnare in quel luogo come sempre, combattendo più di sempre, convinte che il loro lavoro servirà a qualcuno, e che sarà un grande dono per chi lo riceverà.
E' questa l'unica vera Fede.
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