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mercoledì, 15 agosto 2007
- 19:35

Tu, amico mio.

Mio dolcissimo, mio amato. Se solo la distanza e il tempo non fossero stati così crudeli con noi, con il nostro fragile sentimento bambino. Se solo ci fosse stata concessa un'occasione da questa vita cattiva e invidiosa della tua fiorente giovinezza.
Se solo fossi stata più razionale e non fossi caduta nel mio stesso sentire.
Vorrei esserti accanto, mio uomo, mio paradiso. Perchè mai come in questo periodo della mia vita ho sentito il bisogno di una stabilità che non c'è. E che avrei potuto avere, ora, con te. La certezza del tuo amore, la certezza di te che dura ormai da anni trascendendo ogni difficoltà, ogni differenza.
La tua morbida bocca non rimarrà assetata, vita mia, mia pelle. Ma il tuo cuore e il mio, destinati purtroppo a restare lontani, soffriranno di questo amore. Evitando i sogni e le utopie di unicità, eppure consapevoli di aver perso qualcosa ed arrabbiati con un dio grigio ed invidioso che non ci ha mai dato la possibilità di mettere alla prova il nostro coraggio. Soprattutto il mio, che è quasi fuggito dal mio animo oggi, dal desiderio di te e dall'impossibilità di averti.
Con te, tesoro mio, sarei salva. Ma il destino, che pure tante cose mi ha dato e me le ha fatte pagare, questa proprio non vuole concedermela.



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sabato, 11 agosto 2007
- 16:32

frida
Perchè io e lei siamo così simili.
Mai come ora ho sentito di dipingere la sua stessa angoscia, la sua stessa disperazione.

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martedì, 07 agosto 2007
- 00:05

La verità, tutta la verità.

Quasi quattro anni fa, ho iniziato a scrivere su questo blog, Leprechan, accingendomi come a un esperimento. Molto entusiasta nei primi tempi, e anche nei mesi successivi, ho continuato e mi sono trovata bene con quasi tutte le persone che, per volontà, per sbaglio o per caso sono incappate nelle mie riflessioni e nei miei guai. Avevo quattordici anni quando ho iniziato il blog, e rileggendo i vecchi post a stento riconosco quella che, senza bisogno che qualcun altro glielo dicesse, si definiva da sola una bambina. Aspirazioni, fobie, passioni che il tempo ha reso più caute, meno fresche, ma non meno forti.
Ora ho quasi diciotto anni. Pardon, diciassette. E non mi vergogno più di ammetterlo. Recitare, perchè di finzione ormai si tratta, questo ruolo, certe volte fa comodo. E quando voglio essere presa sul serio so bene come farlo.

Io, una bambina, e lui, F, mezzo francese e mezzo irlandese, poliglotta, in Italia da quando era bambino, ballerino di professione, casinista per necessità, il mio riflesso pirandelliano, la mia vita vista da fuori. Inevitabile un rapporto di amore e odio che continua tuttora. Insieme per qualche anno, lui tradito più volte e paziente, cosciente che ben pochi a questo mondo sono capaci di amare come mi ama lui - e trovarne due in una sola botta, bè, doveva essere impossibile. Poi arriva S, ne ho già parlato nei miei post, veneto, un amico e un confidente, e poi l'Altro. L'altro vero, perchè innamorarmi di uno irraggiungibile mi è sempre riuscito bene. L'ho tradito, e questa volta sul serio. Innamorata di due uomini, impossibile per entrambi restare con me.
Lui, F, parte, incerto ma addirittura spinto e convinto da me, a lavorare per il suo futuro. Con tutti i nostri sogni andati in pezzi nella fragile speranza di poter, un giorno, tornare definitivamente insieme. Una speranza che non è più possibile, realisticamente, nutrire. Conto i giorni, gli anni che intessono me legata a lui, lui legato a me. In mezzo a un mucchio di sentimentalmente idioti che circondano la mia bella, intensa, traditrice giovinezza. Consapevole che sì, c'è qualcosa di vero al mondo. Ma inevitabilmente, cinicamente, realisticamente convinta di averlo perso.

Io, ancora una bambina, ma capace di ammetterlo senza vergogna. Coltivando un'angoscia e una triste consapevolezza che questo bellissimo mondo non è fatto per quelli come noi, condannati ad osservare. A vivere meravigliose, fugaci esperienze innocenti che, feriti alla fine, ci fanno soltanto toccare con mano quanto realmente abbiamo perso. Perchè l'innocenza va bene, ma fino a un certo punto per chi non l'ha mai avuta.
Amare, è così facile amare. Innamorarsi della vita e della bellezza. Vedere la vita e la bellezza in mille volti, in mille uomini. Ma amare un uomo, dio sa quanto è difficile. Amare un'anima, pressocché impossibile. E dopo averlo provato non si torna più indietro, nossignore. Ecco perchè non ci si dovrebbe mai innamorare di qualcuno.

Ho deciso di rendere Leprechan privato perchè non sento più il bisogno di condividere niente, ma solo di svelare me stessa per come sono. L'aprire un blog al pubblico implica anche la necessità di non fare nomi, o di non scoprirsi interamente, ma solo per allusioni, suggestive poesie. Ora non ho più bisogno di convincere nessuno, che non sia un editore di Roma o la commissione della Normale di Pisa. Non in questo mondo virtuale. Non altrove. Non m'importa più.
Ora, in questa stanza isolata, col ronzio del ventilatore, il rumore delle dita smaltate di rosso sulla tastiera del portatile, e mille, mille pensieri da cui mi dovrei liberare, rivivo nuovamente un lancinante bruciore che mi fu inflitto col mio inconsapevole, innocente consenso. Un marchio che quando compare, superando le barriere che gli ho costruito intorno, rende la mia visione del mondo più opaca.
All'esterno, una specie di Bridget Jones dai capelli rossi, occhi grigi, gambe corte e sorriso facile, con qualche chilo in meno e qualche casino in più, inevitabilmente da me stessa concertato. Una quasi-donna che deve imparare a fottersene degli altri e a convivere con le sue nevrosi, fra cui fame chimica, pigrizia, ossessioni. Una quasi-scrittrice in piena crisi creativa ma decisa ad affrontare di muso il proprio lavoro. E a sbatterci il muso contro.
Signori, questa sono io. O forse non lo so chi sono, non lo so come sono. Sono tutto e niente, come tutti. Sono nessuno. Perciò non prendetemi sul serio, per carità. Sarebbe un delitto.



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