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6luglio2007Avviso
Questo blog appartiene a una persona instabile, lunatica e impulsiva. Perciò, qualsiasi riferimento a persone o cose di vostra conoscenza è puramente casuale.
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Questa sono io, con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. E se non vi piaccio, potete anche andarvene a fanculo.Crediti
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Una vita normale.
Adoro i negozi di mobili e cucine. Vicino a casa mia ce ne sono moltissimi, alcuni mi fermo a guardarli per ore quando ci passo davanti, con i loro ripiani splendenti e le loro sedie colorate. Ce n'è uno dove avrei voluto portare Sté, una volta. I letti, i lampadari bizzarri, i cuscini e le poltrone. Tutto sa di casa, casa preparata con amore e impegno e divertimento. Da qualcuno che ha dei sogni.
Spesso mi fermo a guardare le vetrine scintillanti, le cucine nuove, le camere da letto e i salotti alla moda. E davanti ai miei occhi lascio impietosamente scorrere delle immagini.
L'acqua sta bollendo. Qualcuno nell'altra stanza ride. A volte è Lorenzo, rifugiatosi a casa per sfuggire a un'amante gelosa. A volte è Johnny, che litiga con Jolanda per decidere quale musica mettere nello stereo. Altre volte sono i fratelli di Sté, ed è strano perchè me li immagino piccoli come sono adesso, dei soldi di cacio che vanno ancora alle elementari. In cucina io, che non avevo mai pensato di poter essere felice facendo una cosa del genere finora, sto preparando la cena. Sì, io sto preparando la cena. E accanto a me c'è qualcuno. Qualcuno che io amo, senza problemi e casini, senza complicazioni, sinceramente. Qualcuno con cui festeggiare San Valentino e Natale, due ricorrenze che ho sempre detestato, ed essere felice. Magari con un maglione rosso che non ho mai avuto. Rido. Lui, a volte è Deo, a volte è Sté, meno spesso è Gabriel, e non fatico a immaginare il perché. Quando è Deo, la sua voce risuona per tutta la cucina, e come al solito io non riesco a restare seria nemmeno un minuto e lui mi chiede "si può sapere che hai?". Quando è Sté, invece, non parla. Mi abbraccia semplicemente, e io sono ugualmente felice.
L'immagine s'attenua. La persona che mi sta accanto, chiunque sia, scompare lentamente, le risate sfumano nel mormorio indistinto della strada alle mie spalle. Scompaio anche io, la cucina torna vuota e pulita come prima, il letto non è mai stato sfatto nell'altra stanza. Resta solo il mio riflesso, dall'altra parte della vetrina.
Forse non è importante chi c'era in quella cucina. Forse non è importante cosa bolliva nella pentola, chi stava ridendo disteso sul divano nero nell'altra stanza, quale musica c'era nello stereo. Forse l'importante è rendersi conto che, qualunque cosa fosse, quell'immagine è scomparsa.
Io, tu, e l'altro te.
Oggi vi faccio un po' divertire. Perchè farsi beccare, da uno con cui sei stata, nel letto del fratello di quest'ultimo, non è cosa da poco, ammettetelo. Soprattutto ventiquattro ore dopo che "quest'ultimo" ci ha provato in nome dei bei vecchi tempi. Insomma, però arrivano i momenti in cui bisogna scegliere, anche se i due termini della scelta sono assolutamente identici. O meglio, sono fisicamente identici.
Vi ricordate dei gemelli? Logico, chi se ne scorda. A volte mi domando perchè doveva capitare proprio a me. Sono l'unica ragazza in tutta Italia da cui siano stati attratti entrambi. E dico entrambi. L'uno, perchè per lui esiste una sola donna, cioè tutte, e quindi non si pone problemi inutili come la monogamia o il tradimento. L'altro, bè, devo ancora capirlo. Tutto questo risponde a quella masochistica istintualità che caratterizza tutti e tre noi, da quando ci frequentiamo. Perchè insomma, se ciascuno di noi avesse potuto rifletterci un po' più a lungo, non credo che ci saremmo cacciati in questa situazione.
Non so bene chi ha sofferto. Probabilmente ancora nessuno, non davvero. Probabilmente L, nel momento in cui ha detto con un sorriso smarrito "e tu che ci fai qui?" (indovina grillo!). Probabilmente A, nel momento in cui ha fatto quello che ha fatto, mettendosi e mettendomi in guai che attingono più al cuore che alla realtà. "Ho due pensieri contrastanti, vorrei baciarti e allontanarti da me". Porca troia, lo sapevo che sarebbe finita così.
L, ancora non so che cosa pensi di me. Insomma, un po' lo sapevi che io e te ci somigliavamo. Non credo che molte donne del tuo harem abbiano avuto la faccia tosta di venirti a dire che non eri l'unico uomo al mondo per loro. Ma da qui ad andare a letto con tuo fratello, bè, diciamo che ti ho battuto su tutta la linea. E se tu non fossi entrato in casa, quella sera, probabilmente neanche l'avresti saputo. Hai fatto finta di non capire, ma in realtà hai capito anche meglio di me quello che stava succedendo, e, inutile dirlo, io e A ti abbiamo spiazzato. Ora proprio non so come comportarmi quando ti ho di fronte, anche se tu cerchi di farmi capire che non è cambiato niente. Aspetto il giorno in cui potrò chiamarti, semplicemente, fratellino.
A, di te ho una paura fottuta. Siamo due vigliacchi, tu e io, due vigliacchi che hanno sofferto come cani, due lucciole che hanno imparato a temere la fiamma. In modi diversi, ma abbiamo entrambi paura di noi. Dentro di me so che non potrei mai farti del male, nemmeno se ne andasse della mia vita. Sono pronta a rinunciare a tutto, per non vedere di nuovo spegnersi la luce nei tuoi occhi. Ma d'altro canto ho paura di ciò che sento per te, di ciò che tu senti per me. L'amore non è stato generoso con me, A. Mi ha tirato vari sgambetti, nel corso della mia esistenza, e non mi ha mai reso felice. E d'altro canto una parte di me vuole disperatamente credere che ci sia ancora la speranza, per me, di abbandonarmi alla felicità. Al fianco di una persona da non temere.
Che cosa farai, Lorenzo, che cosa farai, Amedeo. Che cosa farai, Chiara, che ormai hai scelto, e già vuoi tornare indietro a quella sera per non soffrire più. Che cosa farete, voi tre, che sembrate i personaggi di un fotoromanzo a puntate. Qual è il vostro futuro. Chi piangerà, chi negherà. Forse fareste meglio ad abbandonarvi alla corrente, sbattendo contro gli scogli solo ogni tanto, quando è veramente necessario, senza andarveli a cercare. Forse avreste fatto meglio a controllarvi, quando ancora potevate.
Amor c'ha nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Una vita perfetta.
(a volte i miei personaggi sono più saggi di me)
La mia potrebbe essere una vita perfetta. Se guardo alle cose belle, se entro nella mente di qualcuno che mi vede da fuori, penso che da fuori ci siano tutte le ragioni di invidiarmi.
Il cielo mi ha dato un bel viso, un bellissimo corpo. Con un solo sguardo i miei occhi riescono a fare quello che mille ragazze vorrebbero, far innamorare chi vogliono. La mia testa, la mia intelligenza mi consentono un successo oltre la media in qualsiasi cosa faccia. Ho ambizioni forti, le doti per realizzarle. Riesco in ciò in cui nessuno riesce quasi senza fatica. La mia forza mi consente di non abbattermi, di non distruggermi come fanno molti a cui capita di soffrire, e sono da invidiare per questo. Ho un uomo che per me si butterebbe da un ponte, e altri due che mi saranno sempre vicini e che sono fra i ragazzi più belli e ambiti della città, quasi perfetti. Oscar Wilde dice che la cosa peggiore del far parlare di sè è il non far parlare di sè, e noi in queste settimane abbiamo fatto parlare della nostra relazione abbastanza da suscitare la sua approvazione.
Sono da invidiare per un mucchio di motivi. Per il mio successo in tutti i campi, per l'affetto che questi ragazzi stupendi provano per me. Chi cerca emozione nella vita vorrebbe scambiare la propria esistenza con la mia, dato che da un anno a questa parte nulla di essa è stato banale o monotono, anzi: i miei amici preferiscono ascoltare il racconto di ciò che mi capita piuttosto che guardare Beautiful. Ah, già, i miei amici: sono così difficili da trovare, gli amici. Ed io ho la fortuna di averne tanti, affettuosi, meravigliosi. Sempre pronti a consolarmi, a stare dalla mia parte, a farmi capire dove sbaglio. Amici alcuni, ammiratori altri: pronti a pendere dalle mie labbra. E i miei nemici? Quelli me li mangio a colazione. Perchè vinco sempre io, alla fine: chi si mette contro di me è solo tanto stupido da non averlo ancora capito.
Che cosa manca alla mia vita, vista da fuori? Nulla. Potrei essere una delle ragazze più invidiate della città. Posso perfino bere barili di vodka senza ubriacarmi e fare stronzate. La mia vita è meravigliosa, agli occhi del debole, dello stupido, del banale, del brutto. La mia vita è uno schiaffo alla monotonia e all'odio.
Una vita perfetta, cazzo. Di che cosa mi lamento?
mi lamento della paura e dei dubbi, cazzo. perchè la ragazza più invidiata della città in realtà è il pulcino più fragile del pollaio.
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