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6luglio2007Avviso
Questo blog appartiene a una persona instabile, lunatica e impulsiva. Perciò, qualsiasi riferimento a persone o cose di vostra conoscenza è puramente casuale.
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Questa sono io, con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. E se non vi piaccio, potete anche andarvene a fanculo.Crediti
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Regalo di Natale.
Lo so, non lo dovrei dire...ma l'anno nuovo vi porterà una sorpresa da parte mia. Ala ha cambiato di nuovo pelle. 
Da te.
Da te proviene ogni cosa.
Ti ho incontrato che ero una bambina. Ti ho lasciato che ero una donna, la donna che mi avevi reso tu. Se sono tutto quello che sono, è in gran parte grazie a te.
Sei stato l'uomo, il fratello, il padre, l'amico. Sei stato l'Amore, e l'Odio. Quanto hai sofferto per tenermi con te, per darmi un valore, per darlo a questa bestia selvaggia che abita dentro di me. Mio Dio.
Chi alleva le bestie selvagge sa bene che quelle, prima o poi, troppo viziate, lo abbandoneranno. Magari lo morderanno e schiaffeggeranno, come ho fatto io con te. Ma se ora mi tingo le unghie di rosso è grazie a te, che me lo hai fatto capire. Se ora sono un'adulta, e non una ragazzina, è a causa di te. Se ora conosco la gente, conosco me stessa, è perchè ho vissuto attraverso te. Sei stato il mio maestro, il mio mentore. Mi hai difeso dal mondo, me l'hai fatto incontrare. E io ti ho tradito, e tu sapevi anche questo. Mi hai perdonato, perchè sapevi chi sono, sapevi come sono. Mi hai perdonato per averti ucciso. Io ti ho perdonato per avermi amata.
Eri bellissimo. Mi hai aperto le porte di un mondo che senza di te non avrei mai potuto nemmeno sognare. Mi hai fatto cantare, e dopo di te non ne sono più stata capace. Il tuo altare, l'altare che per te ho costruito nel mio cuore, non conoscerà altre devozioni.
Per te ho dato tutto. La metamorfosi è stata lenta, dolorosa, atroce. Mi hai visto splendere da un palco, piccola, bambina, eppure grande, come mi avevi resa tu con il tuo amore. Non avevi neanche vent'anni, ma per me avevi tutti gli anni del mondo. E ce li hai. E li hai trasmessi a me.
Ho faticato per uscire dal mio corpo. Ero brutta, impacciata, stupida. E se ora sono ciò che sono, lo devo a te, che hai saputo guardarmi dentro prima ancora di me. Lo devo a te, che mi hai dato te stesso senza risparmiare nulla delle lacrime che conservavi. Non ne hai più, nemmeno io ne ho più. Dopo di te ho persino pensato che non avrei potuto più amare. Rannicchiata sotto le coperte, ubriaca, il trucco sfatto, quante volte ho pianto chiedendomi che ne sarebbe stato di me. Sei stato così forte, così vero da far sembrare falso il resto del mondo. Sei stato la mia vita. Sei la mia vita.
Mi hai resa la tua fenice. Sono morta e sono rinata così. E mille volte, grazie a te, potrò morire e rinascere senza aver paura di non riuscirci. Perchè tu mi hai insegnato che posso. Mi hai insegnato che la mia forza esiste. Tu mi hai creato.
Ti amo. Ma non sarò mai tua. Non sarai mai mio.
Bene.
Come stai? Bene, grazie, e tu? Bene, grazie.
Si risponde sempre così, quando qualcuno ti chiede come stai. Anche se magari tua nonna è morta il giorno prima, sei scivolato e ti sei rotto una gamba, il gatto ti ha distrutto la poltrona e ti hanno mischiato la bronchite. Bene, grazie. O ancora peggio, benissimo.
Mi viene in mente la scena iniziale di Elizabethtown, quando il protagonista dice a tutti "sto bene", e quando arriva davanti al capo, risponde "volevo buttarmi giù dall'aereo". Come si fa a dire "sto bene" ed essere sinceri? Talvolta il paradosso di questa frase è evidente agli occhi del mondo intero, se ne accorgono tutti che non stai bene, eppure tu continui a portare avanti la pietosa farsa, quasi volessi convincere te stesso. Talvolta, la verità è semplicemente troppo lunga da dire. Come stai? Ho trenta libri da mandare a memoria entro giugno, neanche un'ora libera per me, un'intossicazione alimentare, una vita sentimentale penosamente caotica, gli ormoni in disordine, perdo la concentrazione, cambio umore in continuazione e sto cominciando a maturare complessi di vittimismo. Tutto bene, grazie. L'interlocutore se n'è andato al "trenta".
Ma come si fa a rispondere "sto bene"? A volte la domanda "come stai" mi innervosisce al punto che rispondo "sono sull'orlo del suicidio" anche se non è vero. Insomma, porca puttana, lo vedete tutti come sto. Mi conoscete, mi avete davanti a voi, potreste anche usare gli occhi, visto che li avete. Non mi ponete la domanda soltanto per tranquillizzarvi, perchè se è così o mi prendo gioco di voi o vi do quello che volete, e in entrambi i casi non sono sincera. Perchè domandarmi "come stai"? E' una domanda talmente pigra da rasentare la retorica.
Quando risponderò "bene", starò bene sul serio. Aspetto di poterlo dire, perchè quel "bene" assumerà un valore del tutto particolare. Quando lo dirò, saprò che sto bene, che sono felice, e pronunciare quella parola sarà come dare una legittimazione al mio stato, e ringraziare tutte le persone che me l'hanno permesso. E quando me lo chiederanno, allora, non sarà una domanda retorica.
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