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martedì, 18 marzo 2008
- 15:11

In fretta.

Daria,
ci si stupisce a volte di come possano cambiare le persone e l'immagine che abbiamo di loro. In cinque mesi la mia vita è cambiata completamente; io non mi sento cambiata, ma il mondo intorno a me si è rivoltato, gli amici di un tempo ora sono i nemici, gli amori di una volta mi sono indifferenti. Le umiliazioni che mi lascio alle spalle (soprattutto quelle degli altri) stanno ormai diventando troppe perché io le possa contare. Tu hai fatto uno sbaglio e questo va riconosciuto. Hai fatto soffrire una persona, ma hai sofferto anche tu. E quello che m'inquieta di tutto questo è che io ti somiglio molto, forse troppo. Le stesse passioni, la stessa vita dentro, gli stessi difetti. E qualche volta questa vita io l'ho soffocata. Qualche volta, ultimamente, l'ho dovuta soffocare. Per evitare di prendere a schiaffi qualcuno. Santa ragazza, c'avevi ragione su tutto! E il brutto della faccenda è che nè tu nè io possiamo opporci a questo. Tu ne avevi l'autorità, e te la sei giocata. Io, per arrivare allo stesso stadio, avrò bisogno di fare molti più sacrifici. E chissà se sarò abbastanza pronta a farli. Io ne dubito. Sono uno spirito libero, un animale selvaggio, e sono incapace di fare sempre ciò che potrebbe condurmi alla felicità. Preferisco l'istante di una libera corsa nel vento a una vita intera di tranquillità, quella che falsamente mi suggeriscono i negozi di mobili e cucine vicino casa. Chissà perché. Siamo gente votata al caos, Daria. E quello che lui non ha avuto da noi, lo sappiamo già da chi lo avrà. Forse non nello stesso modo, ma io sono sicura che prima o poi la felicità che merita gli sarà restituita dall'unica persona di cui si fidi. E lui non rovinerà tutto, perchè ha il controllo sui suoi sentimenti, diversamente da noi. Lui non è fatto per stare solo, io forse sì. Lui non è solo, non lo è mai stato. Non è solo neanche quando è con se stesso, anche se a volte si sente tale. Ma io, tu, noi siamo sole sempre. Coi nostri capelli biondi (anche se i tuoi ora sono bruni), i nostri occhi chiari, il nostro viso paffuto, l'espressione da angioletto. Noi siamo sole come gli angeli. Dovremmo, forse, accettare questa nostra condizione e non fare storie. E camminare sotto la pioggia illuminate dal sole, come tanto ci piace fare.
Ma, Daria, forse fra me e te c'è una differenza: che io mi scopro a cercare di essere migliore di te. Mi scopro a esaminarmi nel tentativo di non fare gli stessi sbagli, di non giocarmi un bel destino per il quale dovrò combattere. La tua sofferenza mi ha insegnato che non voglio finire come te, che non voglio assomigliarti fino a questo punto, fino al punto di rovinarmi la vita con le mie stesse mani. Se e quando mi priverò della felicità che il cielo mi ha donato, lo farò perchè voglio privarmene, e non perchè cederò impulsivamente all'animale selvaggio che è in me. Io voglio il suo bene, diversamente da te, e voglio essere all'altezza. Voglio essere migliore, più adulta, più vitale, più sincera. Voglio almeno provarci. Il coraggio forse mi manca, ma la volontà è qui, chiusa a chiave nel mio cuore. Al prezzo di tante lacrime, ho scelto di innamorarmi. Ho fatto quella scelta che, razionalmente, è una stronzata.
Ma, a differenza di te, io almeno l'ho scelto.



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mercoledì, 23 gennaio 2008
- 20:29

Sì, tua figlia fa sesso!

Ala e sua madre, conversazione due settimane fa.

Ala: Mamma, vorrei iniziare a prendere la pillola.
Mamma: Ah!

Fine della conversazione. Mi sa che mi tocca chiamare il ginecologo da me...

 



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venerdì, 18 gennaio 2008
- 16:20

A un maestro che non ha imparato a vivere.

Caro Marchese,
Tu forse sei il responsabile di quello che è successo. Marchese, io ti conosco bene. Molto più di quanto tu non abbia mai voluto conoscere me. Marchese, in te io rivedo me stessa, se fossi stata un po' più ricca e molto, molto più stupida. Vedo in te la stessa intelligenza che c'è nella mia testa, quell'intelligenza brillante e pericolosa che a volte si trasforma in presunzione, affilata dalla rabbia e dall'intolleranza per l'idiozia altrui. Ma tu, Marchese, tu stesso sei un idiota. Perchè ti sei arreso. Hai sprecato quest'intelligenza con la forza dei tuoi soldi, ti sei fumato il cervello, e gli amici che credi di avere sono in realtà dei vigliacchi più fumati di te. Ti sei fatto mettere sotto i piedi da quella stessa donna il cui genere tu sfrutti e disprezzi senza neanche rendertene conto, dall'alto di quel titolo nobiliare su cui con finta modestia scherzi, dal basso di tutti i tuoi milioni. Avresti potuto diventare un grande uomo, prim'ancora che un grande scienziato. Hai sprecato la tua vita, che ora è talmente vuota che neanche Shakespeare, che tanto assiduamente leggi, servirà a riempirla. Tu dici che ti innamori, ma l'unica persona di cui sei innamorato è il tuo riflesso, perchè tu non sei capace di amare. Chi ama dona tutto se stesso, Marchese, e tu non ritieni il mondo degno neanche di un tuo sguardo. Perchè il mondo ti ha deluso, ma non per questo avresti dovuto arrenderti. Marchese, il mondo è così bello, e  tu, che guardi i film di Bergman e leggi Hesse, dovresti saperlo meglio di chiunque altro. Invece tutta la tua cultura, tutto il carisma e la sicurezza che da essa ti provengono, non sono altro che sterili oggetti in mani che non sanno usarli. Dimmi, Marchese, i libri che hai sul comodino ti hanno mai insegnato ad amare? No, ma non perchè non ne fossero capaci. Perchè tu non hai voluto, perchè non hai creduto in essi. Un solo romanzetto letto da un povero di spirito vale molto più di mille poesie lette da te. Tu non hai saputo guardare oltre la pagina. Ecco perchè la pagina, nel momento dello sconforto e della disperazione, non ti ha aiutato.
E ora sei solo, Marchese, lo leggo nel tuo sguardo pigro e rassegnato. Sei solo, quando ti fai di coca in un albergo di lusso circondato di altri bellissimi idioti. Sei solo, sul lettino dello psicanalista che fortunatamente ti puoi permettere.
E tu lo sai. E questo ti rende ancora più stupido.

magritte: ciel



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